Il primo libro di cucina italiana

"La Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene"

Il primo libro di cucina italiana in assoluto. La cucina italiana è ormai famosa in tutto il mondo. Soprattutto per la grande varietà di piatti e varianti, che rivaleggiano con la Cina. Ma non è sempre stato così in Italia. Il suo canone di regole e costumi divenne comune solo nell’Ottocento.

Tutto inizia in una città di 13.000 abitanti. Un villaggio chiamato Forlimpopoli, situato in provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna. Questo piccolo paese si sviluppa attorno ad una rocca ed è qui che nel 1820 nacque Pellegrino Artusi.

Il padre era un ricco droghiere e il figlio studiò lettere classiche a Bologna. Ma, dopo un evento molto traumatico, nel 1852. Aveva 30 anni e una notte una famosa banda di banditi entrò nella sua casa e distrusse per sempre la pace della sua famiglia, molestando le sorelle. Traumatizzati, si trasferirono a Firenze.

Pellegrino mise giù i libri di letteratura e vi fondò una banca, arricchendosi. All’età di cinquant’anni aveva accumulato abbastanza soldi per venderla e andare in pensione, donandosi alle lettere. In particolare, era anche molto appassionato di cucina. Per questo motivo decise di trascrivere varie ricette popolari e di sperimentarle lui stesso.

Il primo libro di cucina

Poi ha deciso di raccogliere tutto in un libro, e poi di farlo pubblicare. L’anno era il 1891 e fu il primo in Italia. Dopo il periodo romano e rinascimentale, per pubblicare un libro di cucina.

Si rivolse ad alcuni editori. Ma tutti rifiutarono il manoscritto, pensando che fosse insolito, così decise di pubblicarlo a sue spese. Nessuna libreria era disposta a conservarlo e così chiese a un tabaccaio di fronte a casa sua di venderli per lui. Si intitolava: “La scienza della cucina e l’arte di mangiare bene”.

Lentamente le richieste arrivarono, fece una seconda ristampa, poi una quarta e così via. Si è rivelato un successo editoriale, ed è ancora in stampa. Una delle prime edizioni vale oggi circa 20.000 euro.

Ogni cuoco italiano che si rispetti conosce molte delle ricette trascritte da Artusi a memoria. E tende a considerare eresia tutto ciò che è troppo lontano dall’essere scritto su un libro del genere.

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